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Francia: le ragioni di una rivolta
Macchine bruciate, arredo urbano saccheggiato, attacchi alla polizia. Questa è, in breve, la situazione delle banlieu francesi durante le ultime due settimane

Francia: le ragioni di una rivolta

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Tutto è cominciato il 27 ottobre 2005, quando due adolescenti inseguiti dalla polizia sono morti fulminati a Clichy sous Bois. La reazione dei giovani delle banlieu è stata ancora più accesa perché due giorni più tardi, ad Argenteuil, il ministro dell’Interno li ha ulteriormente provocati, definendoli “feccia”. Nel giugno del 2005, Nicolas Sarkozy aveva già promesso di ripulire Argeneuil, un’altra cittadina nei pressi di Parigi.

Se tutto il Paese è andato in fiamme per alcuni giorni, questo è successo perché c’erano tutti gli ingredienti per un’esplosione. Mancava solo il detonatore. Le parole di Sarkozy sono solo l’albero che nasconde la foresta.


16 novembre 2005

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avantiavanti
Se le dichiarazioni del ministro hanno dato fuoco alle polveri, il fatto è che la rivolta stava già montando. In primo luogo, a causa della situazione sociale delle banlieu. In queste zone, definite con un eufemismo “quartieri sensibili”, la disoccupazione dei 25-40enni supera a volte il 40%. Di fatto, dopo la fine degli anni Sessanta e la costruzione di questi complessi immobiliari sovraffollati di gente, la situazione non ha fatto che peggiorare.

Gli impieghi sono sempre più rari per i giovani di origine subsahariana e magrebina, che costituiscono la maggioranza in questi ghetti urbani. Meno istruiti, vittime del proprio aspetto fisico e del suono dei loro cognomi. Il doppio effetto della crisi economica e della presa di potere da parte della destra non ha fatto altro che potenziare il malessere, soprattutto a causa di una presenza e di un’arroganza più marcata delle forze dell’ordine nelle città. Questa Francia che si vorrebbe Blanche, Black et Beure nelle notti dei trionfi sportivi, mette però fuori gioco decine di migliaia di neri e magrebini che non sanno calciare bene un pallone o correre veloci. A questo proposito, quando si vede la composizione della nazionale di calcio francese (quasi interamente nera e magrebina) e quella del governo (bianco, a eccezione di Azous Begag e Mechera Hamlaoui), si comprende che la Francia funziona a due velocità.
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